Consigli di vita

Veganismo e consumismo: le aziende pensano al business

Veganismo e consumismo: le aziende pensano al business

Veganismo e consumismo sono due termini che accostati non mi piacciono per nulla.
Il numero di persone che si sta approcciando alla scelta etica vegan è notevolmente in crescita.
Quindi la società consumistica e speculatrice, ha ben compreso l’andamento del mercato e le aziende hanno iniziato ad aprire gli occhi su questo tema.

Quello che mi infastidisce più di ogni altra cosa, è che dietro ad un sano principio etico, di salvare gli animali dalla sofferenza, imprenditori e investitori hanno come unico scopo quello di sfruttare questo nuovo mercato.

Così da un momento all’altro sempre più persone, distanti dall’etica vegan, ma con l’obiettivo di fare business, decidono di aprire attività vegan friendly.

Cosicché spuntano come i funghi locali, negozi, ristoranti, aperti da onnivori che vedono il vegano come potenziale nuovo cliente, niente di più.

Altra situazione, forse più plausibile, molte aziende già in attività da anni, inseriscono nelle loro linea produttiva, il prodotto “vegano” per accaparrarsi anche quella nicchia di mercato a loro mancante.

Potendo esprimere la mia opinione, sono in netto disaccordo.

Partendo dal presupposto che vivere in questa società consumistica mi dà letteralmente la nausea, non acquisterei mai un prodotto vegano da un’azienda che, per ottenere il 90% dei suoi prodotti sfrutta, maltratta e massacra esseri viventi.

Si tratta di business o possiamo vedere il lato positivo del fenomeno?

Una maggiore sensibilità da parte di chi acquista e chi vende. Un consumatore più consapevole delle scelte, più curioso, che si pone domande sull’origine degli ingredienti, sulla composizione degli alimenti.

Ed il mercato come si comporta? Si adegua. Le aziende diventano più trasparenti raccontando la storia dei loro prodotti, mostrando certificazioni. Il consumatore con le sue scelte determina l’offerta del mercato. Quindi le aziende ne approfittano per fare profitto

Ma facciamo un esempio citando un paragrafo del libro “Disobbedienza vegana” di Adriano Fragano.

L’autore analizza la reazione dei consumatori alla notizia del nuovo panino del McDonald’s il McVegan. Secondo lo scrittore ci sono due linee di pensiero principali:

La posizione dei Vegan-entusiasti: tutto ciò che è vegano è positivo. Una maggiore disponibilità e reperibilità di prodotti vegan friendly stimolerebbe la diffusione delle pratiche vegane.

La posizione delle Cassandre, colore che considerano il veganismo una filosofia concretamente rivoluzionaria, i quali avevano già previsto da tempo la crescita d’interesse da parte della Grande Distribuzione Organizzata per le potenzialità commerciali di un certo concetto di veganismo. 

I Vegan-entusiasti vedono il McVegan come simbolo e testimonial del nuovo consumo privo di sostanze animali.

Per le Cassandre il McVegan è la materializzazione delle conseguenze di un processo teso allo snaturamento dell’idea originaria del veganismo. Trasformandola da elemento di critica sociale a semplice consumo, che non solo non contrasta un sistema che sfrutta e uccide gli Animali, ma lo sostiene attivamente e lo alimenta. 

Gli onnivori non devono approcciarsi al veganismo perché è una nuova dieta da provare, tipo la cucina giapponese, cinese eccetera. Ciò che spinge una persona a diventare vegan è il desiderio profondo di evolvere ad un livello di comprensione più maturo, smettendo di considerare gli animali come beni di consumo.

Non acquisterò mai il magnum vegano sapendo che come unico interesse è accaparrarsi questa fascia di mercato in crescita. Se vi interessa leggere notizie in merito a questo prodotto vi rimando all’articolo di vegolosi.it

Come è possibile che nel mondo vegano coesistono due visioni così differenti?

Questo aspetto rappresenta una frattura netta, che non è per nulla positiva. 

Il punto della situazione a mio parere è uno solo: acquistando prodotti come il McVegan, Beyond meat e tante altri alimenti non naturali, ma frutto dell’industrializzazione, finanziamo quelle aziende che continueranno a sfruttare, massacrare gli animali.

Non c’è una visione positiva della cosa. Funziona così. Il McDonald’s non diventerà mai vegano e con i soldi che spenderete per quell’unico prodotto a voi a disposizione, l’azienda pagherà il costo della macellazione di altri animali per soddisfare il suo target di mercato che gli fornisce maggior profitto: gli onnivori.

Quest’ultimi non diventeranno mai vegani mangiando di tanto in tanto un panino al McDonald’s, perché come possiamo ben sapere, si diventa vegani per gli animali. 

È più efficace fare attivismo. Non aspettate che la consapevolezza giunga alle persone grazie alla grande distribuzione. È un utopia.

Il mio approccio, dunque, è quello di un ritorno alle origini. L’alimentazione che l’uomo dovrebbe intraprendere è a base di frutta, verdura, legumi e cereali. Tutti i prodotti confezionati sono pieni di conservanti che vanno in contrasto con uno stile di vita salutare.

Sono a favore invece di quelle aziende che nascono vegan fin dalle origini. Che abbracciano i valori di amore e rispetto nei confronti degli animali.

Questa è la mia opinione e non finanzierò MAI questo mercato obsoleto.


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