Attivismo antispecista

Primo cubo della verità a Lamezia Terme

Primo cubo della verità a Lamezia Terme

Primo cubo della verità a Lamezia Terme: fatto!

Il 14 settembre si è svolto il primo cubo della verità a Lamezia Terme. Non posso fingere di non avere avuto un po’ di ansia fin dalla mattina, ma bisogna essere convinti di quello che si fa. 

Maschere, cartelli “verità”, computer, cassa, biglietti con le risorse per diventare vegan: l’occorrente per realizzare la performance. Ogni cosa doveva essere perfetta.

L’attivismo, in questo periodo della vita, per me è davvero tutto. Quando dico “attivismo” bisogna intenderci: non parlo delle risorse che condivido sui social. No, io penso al dialogo tu per tu, a ciò che porta al confronto diretto. 

Armonia, energia, intensità: insieme di sensazioni che ti invadono l’anima.

Cubo della verità: gli imprevisti

Eravamo solo in quattro. Perfetto d’altronde per scambiarci a coppia. Dopo una breve presentazione iniziale ci siamo subito posizionati per l’inizio della performance.

Che strano fare attivismo a Lamezia Terme. Insomma, ho deciso di aprire il capitolo per ridurre la disinformazione, e siccome sapevo che i calabresi sono restii ad ascoltare, ho pensato: in fondo, perché non provarci!

All’inizio non mi era chiaro, le persone si stavano interessando oppure no? Io trattenevo il respiro.

Che succede?”, mi chiedevo non sentendo più la musica, e non riuscivo a capire cosa stesse accadendo.

Quando pian piano ho realizzato che la musica non veniva più riprodotta, ho capito. La batteria della cassa ci aveva abbandonato, dopo neanche un’ora di performance. Che disastro!

Tra di noi c’era un attivista, Fabrizio, che per fortuna aveva portato con sé una cassa.

Dopo una breve pausa abbiamo ripreso tranquillamente.

Ricerca e dialogo

La maggior parte della gente, quando si avvicinava, beh, accelerava il passo, in funzione di ciò che vedeva. Eppure all’inizio si dirigeva verso un qualcosa, che li attirava. 

Assurdo vero? Quando hai di fronte delle scene crudeli, ti rifiuti di guardare.

Discrete conversazioni, quattro più concrete. Eppure ho la certezza che con il tempo, sempre più persone si avvicineranno, malgrado le loro profondi radici. 

Quando ho parlato con una ragazza, ho visto come è rimasta inebetita, a bocca aperta, con le lacrime agli occhi.

I suoi occhi non riuscivano a nascondere che stavano assistendo a qualcosa di crudele.

Allora ho pensato: ci siamo, qualcosa in lei è scattato. E di colpo mi sono sentita completamente risollevata, perché lei aveva capito. 

E così continuavo a guardare i volti di chi si fermava con attenzione, cercando sempre la stessa cosa: l’empatia nascosta, il momento in cui una persona si lascia andare alla sua vera natura.


Vi lascio i link per seguire l’organizzazione Anonymous for the Voiceless.

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