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Seaspiracy: esiste la pesca sostenibile?

Seaspiracy: esiste la pesca sostenibile?
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Seaspiracy è il documentario uscito il 24 marzo 2021 su Netflix che racconta i danni provocati dall’uomo alle specie marine.

Il regista di Seaspiracy è Kip Andersen lo stesso produttore di What the Health: la correlazione tra dieta e cancro e Cowspiracy – Il segreto della sostenibilità ambientale.

Di cosa tratta Seaspiracy

A parlare in prima persona è Ali Tabrizi, affascinato fin da piccolo di balene e delfini, tale da sognare di poter esplorare i fondali marini e scoprire tutti gli straordinari animali che lo popolano.

Con l’obiettivo di realizzare un film sugli oceani, inizia ad informarsi cercando in rete. Purtroppo si imbatte in tantissime notizie devastanti sulle balene spiaggiate. Si rende subito conto di quanto è diventato enorme il nostro impatto sui mari.

Le scoperte di Ali

Gli oceani sono pieni di plastica

La plastica sta invadendo tutti mari del mondo. Oggi, l’equivalente di un camion di spazzatura di plastica viene scaricato in mare ogni minuto, unendosi agli oltre 150 milioni di tonnellate che già vi si trovano.

Questa plastica si decompone in pezzi sempre più piccoli, detti microplastiche, ormai almeno 500 volte più numerose delle stelle nella galassia della Via Lattea, che si insinuano in ogni creatura vivente nell’oceano.

Come reazione a questo Ali decide di eliminare la plastica dalla sua vita e di diffondere il messaggio ovunque.

I delfini vengono uccisi come capro espiatorio per la pesca eccessiva

Ali però si imbatte in una notizia sul Giappone. Quest’ultimo decide di riprendere la caccia commerciale alle balene, nonostante esista il divieto mondiale di farlo, fin dal 1986.

Nonostante il divieto, Ali scopre che molti paesi operano di nascosto, quindi decide di recarsi a Taiji, dove ogni anno, delfini e balene vengono radunati in una baia per essere uccisi.

L’obiettivo è capire quale pericolo rappresentano le balenieri giapponesi rispetto all’inquinamento degli oceani causato dalla plastica.

Per Ali è quasi impossibile filmare la mattanza nei confronti delle balene e dei delfini. Viene infatti seguito dalla polizia, dalla guardia costiera e dai servizi segreti.

Dopo circa 1 settimana di permanenza a Taiji, Ali non riesce ancora a spiegarsi perché molti delfini vengono uccisi. Per ogni delfino catturato ne vengono uccisi almeno 12.

Scopre finalmente che vengono uccisi come capro espiatorio per la pesca eccessiva. In questo modo, le aziende ittiche possono perseverare nell’industria multimiliardaria del tonno e declinare qualsiasi responsabilità ecologica.

La metà degli squali che vengono uccisi muoiono a causa della pesca

Ali in più scopre che non sono solo i delfini ad essere uccisi ma anche gli squali, ai quali vengono tagliate le pinne. Ogni anno, in tutto il mondo gli squali uccidono circa 10 persone. Noi uccidiamo tra gli 11.000 e i 30.000 mila squali ogni ora. La metà degli squali che vengono uccisi è per la pesca accessoria dei pescherecci commerciali.

Ma gli squali mantengono i nostri oceani sani, se non ci fossero loro, l’oceano diventerebbe una palude. Sono quindi importanti come i delfini e le balene.

La maggior parte della plastica in mare è rappresentato dalle rete da pesca

La maggior parte della plastica presente in mare non è rappresentato dalle buste di plastica o dalle cannucce, ma il 46% è costituito dalle reti da pesca.

La pesca con i palamiti impiega abbastanza lenze da avvolgere l’intero pianeta 500 volte ogni singolo giorno. Ma questo messaggio non viene comunicato perché le aziende come “Salva un delfino” collaborano con l’industria ittica per vendere più pesce. Quindi le etichette sono solo accessorie, di copertura.

L’immagine del settore della pesca è profondamente radicata nella nostra mente fin dall’infanzia, la barchetta rossa che salpa in mezzo al mare scintillante con Capitan Findus al volante, con la barba bianca e gli occhi azzurri e il cappello da pescatore. La verità è che è una macchina della morte.

Nel 2048 gli oceani rimarranno vuoti

Secondo le stime, entro la metà del XXI secolo, se continueremo con i ritmi di pesca attuali, non esisterà più pesca commerciale, perché non ci sarà più abbastanza da pescare.

È fondamentale salvaguardare la vita negli oceani, perché da essa dipende la vita sulla terra. Sappiamo che proteggere gli alberi e piantarne di nuovi contribuisce ai livelli di carbonio, ma niente conta di più, di mantenere l’integrità dei sistemi oceanici.

I pesci assorbono il carbonio quando affondano nell’oceano. Quindi è fondamentale proteggere gli oceani se vogliamo salvare il mondo.

Non esiste una pesca sostenibile

Se non mangi pesce, sostiene comunque la pesca perché la paghi con le tue tasse. È davvero scioccante che versiamo all’industria ittica qualcosa come 25 miliardi di dollari, la stessa cifra che, secondo le Nazioni Unite, è necessaria per combattere la fame nel mondo.

La pesca di allevamento è circa il 50% del totale del pesce.

Il pesce sostenibile non esiste neanche nell’allevamento ittico. Inquinamento, malattie, infestazione da pesticidi, spopolano tra i pesci. Quello che mangiano i pesci allevati è cibo trattato. Serve più pesce per produrre il mangime di quanto se ne ottenga.

I pesci provano dolore

I pesci hanno un sistema nervoso. Hanno gli elementi base di tutti i vertebrati. Hanno capacità sensoriali che noi nemmeno possiamo immaginare. Chi dice che i pesci non provano dolore è solo perché non li ha osservati veramente, è solo una giustificazione per fare cose ignobili a creature innocenti.

Cosa può mancarti se smetti di mangiare pesce?

Una quantità di metalli pesanti tossici. Il mercurio e inquinanti organici.

L’unica cosa che puoi fare per salvare il nostro oceano è smettere di mangiare pesce.
Nessun singolo individuo può fare tutto, ma ognuno può fare qualcosa.

Leggi anche l’articolo: Anche i pesci provano dolore


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