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Dominion movement: il film che denuncia la violenza sugli animali

Dominion movement: il film che denuncia la violenza sugli animali
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Dominion movement – Il film che denuncia la violenza sugli animali

Dalle bestie che disprezziamo in quanto senz’anima, dalle foreste, dai campi e dalle tane, il grido si leva a testimoniare che sono gli uomini a essere senza cuore.

M. Frida Hartley

La maggioranza di noi ritiene di amare gli animali, non li riconosciamo come oggetti, ma come esseri complessi con i quali condividiamo questo pianeta, le nostre vite, le nostre case.

Ci fa piacere quando stanno bene, il loro dolore ci angoscia, lovviamo la loro intelligenza e individualità quando li accogliamo nelle nostre famiglie, o quando li ammiriamo nel loro ambiente naturale.

Il pensiero di farli soffrire inutilmente è per molti insopportabile, così per quelli che ci danno da mangiare, da vestire o ci fanno divertire, decidiamo di credere alle storie che minimizzano o nascondono del tutto la loro sofferenza.

La pittoresca fattoria di famiglia e il tipico contadino affettuoso. Una fine pietosa e indolore, un piccolo prezzo pagato di buon grado per una vita ben vissuta. Un accordo vantaggioso per entrambi.

Celati dietro questo racconto, lontani dagli occhi e dal cuore, smettono di essere individui e vengono considerati solo bestiame, unità di produzione senza volto, in un sistema di dimensioni incomprensibili.

Esonerati dalle leggi che proteggono i nostri animali da compagnia. La loro sofferenza è invisibile e inascoltata.

Il loro valore stabilito solo dall’utilità, nella convinzione che siamo superiori e che potere equivalga a diritto. Un’idea da contrastare”.

Esseri viventi no macchine

È così che inizia uno dei documentari più descrittivi ed esplicativi delle atrocità che subiscono quotidianamente gli animali negli allevamenti intensivi.

Le riprese sono state tutte girate in Australia, ma le tecniche utilizzate per maltrattare gli animali, sono uguali in tutto il mondo occidentale, Italia compresa.

  • Maiali: usati per alimentazione, intrattenimento, ricerca
  • Galline ovaiole: usate per l’alimentazione
  • Polli da carne: usati per l’alimentazione
  • Tacchini: usati per l’alimentazione
  • Anatre: usate per alimentazione, intrattenimento, abbigliamento
  • Bovini: usati per alimentazione, intrattenimento, abbigliamento, farmaci
  • Pecore: usate per alimentazione, abbigliamento
  • Pesci: usati per alimentazione, ricerca scientifica
  • Conigli: usati per alimentazione, abbigliamento, sperimentazione e come animali da compagnia
  • Visoni: usati per abbigliamento, cosmetici
  • Volpi: usate per abbigliamento, intrattenimento
  • Cani: usati come animali da compagnia, intrattenimento, ricerca scientifica, abbigliamento
  • Cavalli: intrattenimento, ricerca scientifica, farmaci, alimentazione
  • Cammelli: usati per intrattenimento, abbigliamento, ricerca scientifica, farmaci, cibo
  • Topi: ricerca scientifica, animali da compagnia
  • Animali esotici: usati per ricerca scientifica, intrattenimento
  • Foche e delfini: usati per intrattenimento

17 le sezioni che vengono analizzate, soffermandosi sulla vita che ogni essere vivente di origine animale, è tenuto a vivere per colpa della presunzione dell’uomo di sentirsi superiore.

Scene atroci che descrivono le diverse tipologie di uccisione di ogni animale.

Dominion movement

“Ma prima di ucciderli dobbiamo farli riprodurre, rinchiuderli e sfruttarli, per il cibo, il divertimento, l’abbigliamento e la ricerca. La loro intera vita dalla nascita alla morte, è controllata da industrie a cui interessa solo il profitto, un impero di sofferenza e di sangue. Finanziato da consumatori a cui viene detto che vengono trattati in modo etico, all’aperto, km zero, biologico, che hanno avuto una morte compassionevole, che la crudeltà non avviene nel nostro paese, e se c’è il nostro governo e le autorità la debelleranno.

E noi come consumatori non abbiamo motivo di pensare diversamente, perché mangiare e usare gli animali e normale, lo abbiamo sempre fatto, perché i prodotti in vendita sugli scaffali dei supermercati sono così lontani dagli individui che sono esistiti, alcuni solo brevemente, alcuni per anni, senza tregua. Individui che condividono con noi e con gli animali da compagnia che amiamo tanto la capacità di provare amore, felicità, dolore, lutto, la capacità di soffrire, il desiderio di vivere, di essere liberi, di non essere visti come oggetti che verranno utilizzati da altri.

Ma per ciò che siamo come individui, esseri a pieno diritto, non unità di produzione, non merce, lui, lei, e loro non esso. La verità è che non c’è un modo compassionevole di uccidere chi vuole vivere, non è una questione di trattamento o di modi migliori per fare la cosa sbagliata, gabbie più grandi, meno affollamenti o gas meno dolorosi.

Diciamo a noi stessi che hanno trascorso vite ben vissute, e alla fine non sanno cosa li aspetta e non sentono nulla, invece sentono.

Nelle loro ultime ore, minuti e secondi c’è sempre paura, c’è sempre dolore, l’odore del sangue, le urla di altri membri delle loro specie con i quali hanno condiviso la vita, senza alcuna intenzione o desiderio di morire, ma piuttosto un desiderio disperato di vivere, una lotta frenetica fino all’ultimo respiro, mai una dimostrazione di pietà o gentilezza presi invece in giro, derisi, presi a calci, picchiati, gettati come bambole di pezza o buttati in un tritacarne perché nati del sesso sbagliato.

Ci prendiamo i loro figli, la loro libertà, le loro vite, mandandoli sani e interi al macello, per farli uscire a pezzi e confezionati. E diciamo che in qualche modo lungo il percorso è successo qualcosa di etico e compassionevole.

E nel mentre, facciamo del male a noi stessi, distruggiamo l’ambiente producendo con gli allevamenti più emissioni di gas serra di ogni altra industria, abbattendo le foreste e massacrando gli animali selvatici per fare spazio agli allevamenti. I bovini di tutto il mondo da soli consumano una quantità di cibo pari alle calorie di cui hanno bisogno 8,7 miliardi di esseri umani e tuttavia una persona su nove, 795 milioni soffre di malnutrizione cronica e a 844 milioni manca l’acqua potabile, mentre per produrre 1 l di latte servono 1000 l di acqua, e 15.000 l per 1 kg di carne bovina.

Eppure continuiamo a giustificare gli allevamenti sostenendo che siano normali, necessari e naturali, che il regno animale e certe speci al suo interno sono inferiori perché non hanno il nostro tipo di intelligenza, perché sono più deboli e non si possono difendere, siamo convinti nella nostra apparente superiorità, di avere il diritto, il potere, l’autorità e il dominio su coloro che ci sembrano inferiori solo per i nostri scopi.

Una giustificazione già usata in passato: dall’uomo bianco per ridurre in schiavitù i neri e prendersi le loro terre e i loro figli, dai nazisti per assassinare gli ebrei, dagli uomini per far tacere e opprimere le donne, siamo condannati a ripetere la storia all’infinito?

E questo complesso di superiorità, questo pure egoismo, che ci definisce come specie?

Oppure siamo capaci di qualcosa in più.

Hai appena cenato e, per quanto scrupolosamente il mattatoio sia celato a chilometri di distanza, la complicità rimane.


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