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Anonymous for the voiceless Cosenza

Anonymous for the voiceless Cosenza: Primo cubo della verità

Sabato 16 novembre si è svolto il primo cubo della verità a Cosenza. Sono rimasta entusiasta delle conversazioni positive ottenute. Il target di riferimento con il quale siamo riusciti a dialogare era quello di nostro interesse, dai 10 anni in su.

Ragazzi attenti, curiosi, dubbiosi. Intere comitive ferme ad osservare, a porsi domande sui video crudeli. È stata un’esperienza toccante. Ogni volta che faccio attivismo per strada avverto un senso di benessere. Perché sento di aver aiutato nel mio piccolo gli animali, di avergli donato una speranza, un barlume di salvezza, un cambiamento che prima o poi avverrà.

Le conversazioni insegnano sempre

Ho avuto una conversazione interessante con un bambino marocchino. Aveva solo 11 anni e stava impassibile di fronte allo schermo del computer a guardare i video. Era da solo. Mi sono avvicinata con cautela, ho chiesto la sua età, e dopo essermi rassicurata di avere di fronte una persona abbastanza “grande” per parlare gli ho chiesto cosa ne pensasse.

Manteneva lo sguardo fisso, teneva le mani incrociate dietro la schiena e ciondolava sui piedi innervosito. Non ruotò mai il volto per guardarmi, forse solo una volta, per capire chi fosse il suo interlocutore, probabilmente lo aveva compreso fin da subito. Scuoteva la testa, in senso di diniego per i video così crudeli. Continuava a dirmi che non era giusto, che non possiamo fare del male agli animali, però lui mangiava la carne.

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Ma la coca cola posso berla?”: mi chiese preoccupato. A me, che della coca cola poco mi importava; il mio unico obiettivo era portarlo a quello stadio di connessione tale da non riuscire a mangiare più una fettina di carne, gli risposi di si. Poi decisi di aggiungere anche che non faceva bene alla salute, ma questa è tutta un’altra storia.

La sua curiosità era disarmante, la sua ansia continuava a crescere. Lo notai dal movimento oscillante che aumentava man mano che la nostra conversazione si faceva sempre più articolata. Fin quando non esordì dicendo: “Io il sacrificio della pecora, ogni anno, devo farlo, è la religione che me lo chiede!”. Feci un respiro profondo, pensai di dovermi armare di pazienza e dare una risposta esauriente. Così decisi di rispondere che quella pecora, che lui ogni anno sgozzava, scuoiava e mangiava per la festa islamica del sacrificio, era un essere vivente come quelli che stava guardando nei video. Perché dispiacersi di tutti quegli animali sgozzati che neppure conosceva, e non della povera pecora con la quale, in realtà, viveva a stretto contatto?

Stava li a guardarmi sbigottito. Come poteva tornare a casa e dire ai genitori di aver visto dei video così brutali e reali. Gli chiesi, come da format di chiusura della nostra conversazione, se dal giorno seguente fosse stato più accorto, se avesse continuato a mangiare gli animali, se avesse voluto informarsi di più. Continuava a fissare i video senza darmi risposta. Così tolsi dalla tasca il bigliettino di Anonymous, con le risorse sul mondo vegan.

Decisi di rifargli la domanda sulla volontà di informarsi il giorno seguente, e mi rispose convinto che a lui bastava quello che aveva visto. Non aveva bisogno di altro. Allora rimisi il bigliettino in tasca e lo salutai con una pacca sulla spalla. Lui ricambiò il saluto rispondendomi:”E il bigliettino?”

Capii che qualcosa in lui stava già cambiando.

Vegano per salute

Sono stato vegano per un anno e mezzo, ma la vita frenetica mi ha portato a ritornare sui miei passi”, un genitore giovane, dai capelli brizzolati, età circa 45 decise di iniziare la conversazione con questa affermazione. Devo ammettere che è stata la prima volta in cui mi sono trovata di fronte un “ex vegano”. Nel momento in cui decidi di non sfruttare più gli animali o sei convinto o non lo sei. D’altro canto lui non lo era.

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Con fare pacato e voce addolcita risposi: “Mi scusi ma come è possibile? Di certo la sua scelta non è nata da un amore nei confronti degli animali, ma prettamente salutistica”. Confermò senza esitazione il mio pensiero e proseguì dicendo:”Però sono contrario ai macelli, ad una violenza così eccessiva, bisognerebbe trovare un modo più umano per uccidere gli animali”.

Lo guardai, cercando di non far trapelare ciò che mi stava passando per la testa e decisi di rispondere:”Secondo lei c’è un modo più umano per descrivere un uccisione? Uno stupro?”. E lui mi rispose di no. Continuò facendomi domande sull’associazione, sul voler approfondire e mi chiese se potevo trasferirgli qualche informazione in più. Decisi di lasciargli il bigliettino ma capii fin da subito che la conversazione positiva era stata quella con il bambino marocchino di 11 anni e di certo non questa. Negli adulti, purtroppo, la cultura è radicata e i cambiamenti risultano più difficili. I giovani sono delle spugne, sono aperti ai cambiamenti per questo adoro parlare con loro.

Cubo della verità Cosenza

Nelle tre ore di attivismo in cui regna la serietà, c’è stato anche un momento, verso la fine della performance, in cui ho rischiato di sorridere sotto la maschera. Una comitiva di ragazzi dagli 11 anni in su decise di avvicinarsi per guardare i video.

Uno di loro ad un certo punto, per attirare l’attenzione dei suoi amici, esclamò:”Un video di una capra!”. Un altro ragazzo della compagnia, che fino a quel punto non aveva fatto altro che chiacchierare con quello accanto, rispose dicendo:”Un film di Di Caprio”. Spontaneamente mi strapparono un sorriso, per fortuna il mio volto era nascosto dalla maschera e con lo sguardo cercai di non far trapelare nulla. Come avrei voluto essere dalla loro parte per spiegargli cosa stava succedendo realmente in quel video. Un altro di loro concluse la conversazione facendo ancora più confusione:”Si tratta di un film dell’orrore, uccidono gli animali”.

Che a ben riflettere quest’ultimo ragazzino tanto torto non aveva. Quei video rappresentano davvero un film dell’orrore con animali squartati, scene di sangue e gole sgozzate. Per fortuna l’audio è azzerato.

Anonymous for the voiceless Cosenza

Ribadisco che sono felice di come sia andata. Sono felice di aver aperto un capitolo di Anonymous for the voiceless a Cosenza. Ho scoperto solo negli ultimi anni che il volontariato e l’attivismo è una pratica che mi rende una persona migliore. Ho scoperto di essere paziente, pacata e comprensiva. E mi permette di analizzarmi per capire cosa posso migliorare e approfondire.

Ora non mi resta che pensare alla prossima data! Il desiderio è quello di arrivare al cubo ancora più preparata per trasmettere tutte le informazioni necessarie al cambiamento. E poi chissà condividerò con voi altre esperienze positive! Alla prossima!


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Di Angelica Parisi

Angelica Parisi blogger e content creator.
Da piccola realizzavo checklist lunghissime da flaggare. Caratteristica che ancora oggi mi permette di essere precisa nel portare a termine le varie attività lavorative.
Fondatrice di Seevegan.it, blog di ricette e divulgazione del mondo vegano.